Esclusiva intervista al celebre creatore di Lupo Solitario, che si augura: «A Natale l'atteso volume 29 nelle librerie italiane»

DEVER LANCIA LA RISCOSSA DEI LIBROGAME

Ristampe, rivisitazioni, videogiochi, nuove storie, progetti futuri: il padre del Magnamund si racconta a Lgl Magazine
 

di Alberto Orsini (Dragan10)

È un fiume in piena, Joe Dever. Si vede che ha voglia di recuperare il tempo perduto, che vuole ridare il dovuto smalto alla sua creatura prediletta, Lupo Solitario, ma anche che crede nel ritorno al successo dei librogame dopo la crisi che sembrava senza ritorno in cui il settore era caduto. Dopo aver superato alla grande il male che lo affliggeva, l'autore inglese ha ripreso a macinare su ritmi impressionanti, impegnando la sua mente creativa (lo è dalla più tenera età: primo gioco inventato all'età di 9 anni...) in numerosi progetti, tutti interessanti e tutti in contemporanea.
Progetta di rivisitare tutta la sua produzione (leggasi: ventotto librogame); ha già cominciato a scrivere il primo dei 4 che gli mancano per chiudere i giochi; intanto si occupa della realizzazione di un ciclo di videogame (per ora due sono certi, poi si vedrà) e fa da supervisore ad alcune nuove storie ambientate nel "suo" Magnamund da altri autori. Appena avrà un po' di tempo, potrebbe cominciare anche a dedicarsi (è una novità assoluta) ad un nuovo ciclo di librigioco con un'ambientazione storica reale. Come è possibile stare dietro a tutto ciò? Con un aplomb very british, Dever non si scompone.
Spiega che quello di scrivere è un mestiere da cui si ritira difficilmente, svela quali sono i libri, le arti e i personaggi che preferisce, racconta il suo personalissimo metodo di scrittura. In volo da Londra a Singapore (dove lavora al suddetto videogame), chiacchierata piacevolissima e ricca di spunti con l'autore di librogame per eccellenza, uno che è stato capace di inventare la Spada del Sole e Cirillo il Mago, e scusate se è poco.

Si può dire che lei abbia cominciato a progettare giochi sin da bambino. Qual è stata la sua prima creazione?

«Il primo gioco che ricordo di aver creato era un card game ambientato nella guerra civile americana. Ogni carta rappresentava un tipo diverso di unità militare, fanteria, cavalleria ed artiglieria, con vari tipi di valori di attacco e difesa. Il gioco funzionava come un semplice "carta-forbici-sasso", con la cavalleria che batteva la fanteria, l'artiglieria che batteva la cavalleria e la fanteria che batteva l'artiglieria. Se uno giocava lo stesso tipo di carta del suo avversario, vinceva quella con il valore più alto. Ad aggiudicarsi la partita era il giocatore che restava con più carte alla fine di un periodo di gioco (di solito 5 minuti). Questo accadeva nel 1965, quando avevo nove anni; era l'anno del centenario dalla fine della guerra civile, e ricordo che ci furono molti programmi tv, film e oggetti sull'argomento che giunsero dagli Usa nel Regno Unito. Fu quello ad ispirarmi per la creazione di quel gioco».

Ha scoperto i giochi di ruolo negli Stati Uniti, modellando il suo Magnamund sulla base di Dungeons & Dragons. Quale fu la difficoltà maggior nel dover adattare il suo mondo a regole elaborate da altri?

«Ho conosciuto D&D nel 1977, quando lavoravo a Los Angeles. Fu una scoperta fantastica per me, un momento davvero di "eureka". Quel set di regole rivoluzionario mi forniva infatti esattamente ciò di cui avevo bisogno per trasferire ciò che all'inizio era una campagna per un wargame da tavolo ambientata nel Magnamund (o Chinaraux, come lo chiamavo allora) in una campagna di gioco di ruolo, per la quale era molto più adatto. Dato che avevo le idee ben chiare sul mio mondo ed i suoi abitanti, presi sin dall'inizio la decisione di non usare nessuno dei miti o delle creature di D&D nelle mie sessioni del gdr del Magnamund. Quella prima versione di D&D non comprendeva abilità psichiche, che sono uno dei punti di forza dei maestri Ramas, e così ho adattato la classe base dei Ranger per soddisfare ciò di cui avevo bisogno. Nelle mie prime campagne, i Ramas erano Ranger psionici. Quando le mie campagne si sono allargante, e D&D è diventato in AD&D, ho continuato a modificare le regole ed adattarle ai miei scopi, piuttosto che il contrario».

In passato ha dichiarato che il suo stile è stato influenzato dalle opere di Tolkien, Moorcock e Peake. Qualcuno tuttavia potrebbe riscontrare anche l'influenza della saga di Star Wars di George Lucas nel suo lavoro. I maestri Kai/Ramas hanno punti di contatto con i cavalieri Jedi?

«Sì, mi rendo conto delle somiglianze! Tuttavia, la prima esistenza documentata del Ramas risale al febbraio 1976; infatti, fecero la loro prima apparizione in un wargame fantasy da tavolo che ho ospitato in occasione del mio ventesimo compleanno. Il primo film di Star Wars invece fu rilasciato nell'aprile 1977, dunque Lupo Solitario ed il Ramas precedono il Jedi di quasi un anno: pertanto posso affermare a buon diritto che l'idea di Lucas non abbia influenzato in alcun modo il mio lavoro».

Come le è venuta l'idea di fare di una specie di monaco-guerriero il protagonista dei suoi libri?

«Mi venne l'idea di combinare le abilità di combattimento ed i tratti caratteriali dei Samurai con gli aspetti ed il patrimonio culturale dei Vichinghi. Dopodichè lavorai su questa combinazione, aggiungendo le discipline psichiche e le arti marziali dei monaci Shaolin. Furono queste le principali influenze alla base della creazione dei maestri Ramas».

Quali sono i valori morali di cui ha voluto dotare Lupo Solitario?

«Sicurezza di sé ed autonomia, ma senza arroganza né egoismo. Sapevo bene che le mie avventure sarebbero state lette per lo più da adolescenti maschi, soprattutto dai 13 ai 15 anni, che è decisamente l'età in cui i ragazzi cercano di formare il loro carattere e la loro identità, e di raggiungere un certo grado di accettazione tra i compagni e gli adulti. Credo che un bel po' del successo della serie di Lone Wolf sia venuto perché i lettori si sentivano potenziati dalle storie e mai trattati con superiorità o sminuiti. Quando si completa un libro di Lupo Solitario si sente realmente di aver meritato una ricompensa e si acquisiscono utili premi che si potranno portare ed utilizzare nel volume seguente, sicché c'è davvero il senso della continuità e della crescita. Dopo la prima pubblicazione dei lg, la gran parte delle lettere che ricevevo dai fan citavano nello specifico questi aspetti come elementi di differenziazione di Lone Wolf dal resto dei librogame presenti; sono anche gli aspetti che hanno maggiormente divertito i lettori».

È Lupo Solitario il suo personaggio preferito tra quelli che ha creato? Ce ne sono altri?

«Sì, devo ammettere che Lone Wolf è il personaggio da me creato che preferisco, sebbene mi piaccia molto Cal Phoenix, che ho creato per la serie Guerrieri della Strada. Banedon è un altro personaggio di cui vado fiero».

Quando ha scritto il suo primo librogame, avrebbe mai immaginato che alla fine sarebbe giunto a scriverne più di trenta?

«Forse non proprio trenta, ma certamente avevo chiaramente in testa i primi dodici. Questa prima parte era già abbozzata (sarebbe a dire che avevo preparato una sinossi di un paio di pagine per ciascuno dei libri) quando per la prima volta ho proposto la mia idea alle case editrici, nel 1983. La decisione di scegliere Hutchinson (Sparrow Books) come mio primo editore fu dovuta al supporto ed al controllo editoriale che mi avevano promesso come parte integrante del contratto. Inizialmente l'intesa era per quattro librogame, ma eravamo d'accordo che sarebbe stato estesa fino a dodici se la vendita iniziale avesse avuto successo. I primi due volumi hanno venduto centomila copie ciascuno nella prima settimana di uscita, il che assicurò il resto della serie da quel punto in avanti».

Come pianifica, organizza e scrive un librogioco?

«Per i libri di Lupo Solitario, il processo di creazione passa attraverso tre fasi: bozza, diagramma di flusso, prima stesura. In media mi ci vogliono circa due mesi per completare un volume. La prima settimana è dedicata a delineare l'avventura. In questa fase determino quali modifiche mi occorrerà fare alle regole, preparo una mappa generica e metto in ordine gli elementi che porterò dai libri precedenti. In questa fase scrivo un sacco di annotazioni, cui farò riferimento nella seconda, quella del diagramma di flusso, che normalmente dura tre settimane. In questo periodo delineo l'avventura, in genere su grandi fogli di carta attaccati con lo scotch o pinzati tra loro. Assegno i numeri dei paragrafi a ciascuna delle sezioni ed eseguo test di ogni combattimento per assicurarmi che la parte interattiva della storia funzioni. Questa è probabilmente la parte più creativa del lavoro, in cui devo decidere cosa accade in ogni sezione. Quando il diagramma di flusso è pronto torno all'inizio e comincio a scrivere tutto per esteso. Questa è la prima stesura. Comincio da "Indietro nel tempo...", quindi le modifiche alle regole, infine l'avventura vera e propria. Il diagramma mi suggerisce quanto devo stabilire tecnicamente in ogni paragrafo, e durante la prima stesura lavoro su questo e alla prosa descrittiva. Questa terza fase dura circa un mese. A quel punto gioco il manoscritto, utilizzando profili di personaggio forte, medio e debole, e faccio tutte le correzioni necessarie, quindi mando tutto all'editore. In ultimo preparo direttive dettagliate per il disegnatore che così può cominciare a lavorare sulla copertina, le illustrazioni a tutta pagina e le vignette. È grossomodo lo stesso metodo che ho usato per creare tutti i miei librogame».

Quali librogame di Lupo Solitario ritiene siano scritti meglio?

«Quelli che mi piacciono di più sono il numero 5, Ombre sulla sabbia, il 18, L'alba dei dragoni, ed il 23, L'eroe di Mydnight. Credo sia probabilmente quest'ultimo il meglio riuscito».

E qual è l'arte Ramas che preferisce?

«È il Sesto Senso Ramas, che differenzia i Ramas da tutte le altre classi di guerrieri del Magnamund. È anche forse l'arte più utile che il lettore possa scegliere!».

Sono passati 23 anni dalla prima uscita di Flight from the Dark, e lei ha deciso di rivisitare e ripubblicare i suoi scritti. Perché?

«Il primo libro era proprio il primo libro che avessi mai scritto. Mentre ora, con oltre cinquanta libri pubblicati, sono parecchio avanti nella via della scrittura. Sono semplicemente uno scrittore un po' migliore e molto più esperto di quanto lo fossi all'epoca. E con il grande vantaggio del giudizio retrospettivo, ed avendo sviluppato il Magnamund fino al punto in cui è oggi, data la chance di tornare indietro e cambiare qualcosa, mi sono chiesto: c'è qualcosa che modificherei? La risposta è stata sì, ci sono alcuni aspetti che vorrei affrontare diversamente, ed è esattamente quanto ho deciso di fare. È la mia nuova visione di come la storia potrebbe essere cominciata. Ho detto potrebbe perché le avventure di Lone Wolf sono piene di fili conduttori alternativi! Per la nuova versione ho semplicemente aggiunto un po' più di queste possibili alternative. Una di queste è la decisione presa dal tutore di Lupo Silenzioso di spedire o meno il ragazzo a fare legna fuori dal Monastero come punizione per la sua distrazione a lezione. Nella versione originale, decide di farlo. In quella rivisitata, il tutore decide invece di far svegliare presto il ragazzo per fargli fare esercizi extra con le armi nel campo d'allenamento del Monastero. Questa semplice decisione sortisce un forte effetto sugli eventi all'inizio della nuova versione, eppure non è certo incoerente con la modalità in cui le avventure di Lone Wolf sono state costruite».

Qual è l'aspetto che vuole modificare o migliorare maggiormente?

«Voglio migliorare la qualità della prosa descrittiva nei primi libri della saga ed aggiungere dettagli di background sulla storia del Magnamund così che il lettore si faccia un'idea migliore del mondo che abita e di come funziona. Desidero inoltre aggiungere nuovi sviluppi delle trama così che il lettore abbia maggior possibilità di girare e le avventure abbiano una maggiore rigiocabilità».

Ha intenzione di modificare tutti i ventotto volumi fin qui usciti?

«Naturalmente, punto a rivedere il testo di ciascun volume, anche se mi accorgo che mentre la serie va avanti il mio stile migliora; perciò il bisogno di rivisitare e migliorare la prosa negli ultimi libri si riduce».

Quando comincerà a scrivere il volume 29 e quando sarà nelle librerie? Può rivelarne il titolo?

«Ho già cominciato a scrivere Lone Wolf n° 29! Ho cominciato a lavorare lo scorso aprile e la scadenza per la consegna è fissata al 30 giugno, in modo che possa essere nelle librerie entro settembre. Quanto al titolo, non l'ho ancora deciso perciò non posso rivelare ancora nulla!».

Dopo Lupo Solitario 32, continuerà a scrivere? Libri semplici o ancora librogame? Ancora ambientanti nel Magnamund?

«Difficile dirlo adesso, però scrivere è un mestiere dal quale è difficile ritirarsi, quindi penso sia molto probabile che continui a scrivere dopo che avrò concluso Lupo Solitario 32. Ho sempre voluto scrivere un librogame con un'ambientazione storica reale, magari una famosa battaglia in cui, grazie alle sue scelte, il lettore può cambiarne l'esito e quindi il corso della storia. Non solo l'ambientazione sarebbe eccitante per il lettore, ma avrebbe anche un forte valore educativo».

Ci saranno altre storie ambientate nel Magnamund parallele al corso principale degli eventi?

«Attualmente sto lavorando a due trilogie di Lupo Solitario ambientate nell'anno MS5100, cinquant'anni dopo il massacro dei Ramas. Di queste trilogie si stanno occupando August Hahn (del gdr di Lone Wolf) e Richard Ford (commissioning editor alla Mongoose Publishing). La prima è ambientata a Telchos, nel Magnamund del Sud, l'altra in Lencia, durante una spedizione contro i Drakkar. Il mio ruolo in questi due progetti è di contributing editor: ho contribuito alle storie per quanto riguarda le idee ed i contenuti di background, inoltre sto sistemando i manoscritti capitolo per capitolo mentre vengono completati, così che lo stile e la trama siano coerenti con la mia unica visione del Magnamund».

Se qualcun altro scrivesse una storia completamente nuova ambientandola nel Magnamund, sarebbe disposto a tollerarlo o lo considererebbe alla stregua di un sacrilegio?

«La mia risposta precedente vale anche qui. Non sono contrario a ricevere il contributo di altri scrittori alla saga del Magnamund, ma per la salvezza dell'integrità del lavoro penso sia importante che io sia a parte del processo. Dopotutto, nessuno conosce meglio di me questo mondo e come dovrebbe essere descritto!».

Attualmente sta lavorando al nuovo videogame di Lone Wolf, a che punto è?

«Sì, sono lead designer del progetto. Il team di produzione si trova a Singapore, e attualmente siamo circa a metà del processo di realizzazione. L'uscita è prevista per l'agosto 2008».

Quale sarà la trama del videogioco?

«Ho riscritto una buona parte della storia sulla quale è basato il videogame. Ho scelto di posizionare Lupo Solitario dentro il Monastero al momento dell'attacco. Il giocatore deve prendere parte alla vana difesa del Monastero, eseguendo la sua missione: avvertire Re Ulnar di Sommerlung che l'invasione del Signore delle Tenebre Zagarna è cominciata. Se il giocatore completa la missione sarà in grado di fuggire e, proprio come nel libro originale, resterà l'unico sopravvissuto al massacro dei Ramas. Nel gioco ci saranno numerosi percorsi narrativi che non appaiono tanto nel librogame originale quanto in quello rivisitato».

Quanti videogame pensa di realizzare su Lupo Solitario?

«Abbiamo in programma due giochi, e l'opzione per farne molti altri se le prime due prove avranno un buon successo di vendita».

Ritiene che i librogame potranno tornare in vita?

«Sono convinto che molto probabilmente avremo un ritorno d'interesse per i librogame, e speriamo che cominci quest'estate con il nuovo lancio di Lupo Solitario nel Regno Unito. Nel 2004 fu ristampato in Francia e là è stato un successo, è alla quinta ristampa. In Italia la EL sta per pubblicare l'edizione rivisitata, speriamo che il nuovo libro sia disponibile per Natale».

Come già accaduto, il videogame potrebbe diventare la premessa per la realizzazione di un film. Le piace l'idea? Chi potrebbe essere secondo lei l'attore più adatto ad interpretare Lupo Solitario?

«Sarebbe splendido! Penso che la storia rivista di Flight from the Dark sia abbastanza d'impatto per un grande film fantasy. Quanto alla scelta dell'attore, penso che Alex Pettyfer, già visto in Stormbreaker, potrebbe interpretare alla grande un giovane Lupo Solitario».

Quando tornerà in Italia?

«Tornerò ad ottobre per Lucca Comics & Games. È la manifestazione che preferisco e non me la perderei per nulla al mondo!».

 

(11 maggio 2007)

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